Per un nuovo Kundalini Yoga

Intorno a febbraio 2020, grazie alla pubblicazione del libro “Premka – White bird in a golden cage“, sono emersi racconti di abuso e di cattiva condotta sessuale da parte di Yogi Bhajan, il maestro fondatore del Kundalini Yoga come conosciuto qui in occidente, e del suo staff. Questo ha provocato in tutta la comunità internazionale un profondo terremoto interiore e una divisione tra chi tutt’ora lo difende a spada tratta e chi invece è portato a ritenere credibili le accuse delle molte donne e dei molti adulti che all’epoca dei fatti erano bambini o bambine.

Per quanto mi riguarda, ho trascorso diversi mesi a mettere in discussione tutto quello che avevo imparato, percepito e studiato intorno a questa disciplina. Ho smesso di praticarla, mi sono guardata dentro in profondità per comprendere se avrei potuto andare oltre la figura di YB e continuare a usare questi strumenti, che la mia esperienza (e non solo) aveva trovato efficaci. Ma vorrei sottolineare: in parte, efficaci. Perché per un altro verso era ormai qualche anno che sentivo che qualcosa non tornava, nell’approccio, nella rigidità e nei dogmi del Kundalini Yoga secondo Yogi Bhajan, e che mi stava sempre più stretto benché non potessi comprenderne il motivo reale.

Ho iniziato ad approfondire il Kundalini Yoga originario, a formarmi in altre tipologie di yoga e contestualmente a separare il buono di questa pratica e ciò che arriva da tradizioni antiche da ciò che è stato manipolato con lo scopo di diffondere in occidente una nuova religione travestita da yoga, seppur “potente” (il sikh dharma).

Quanto accaduto, benché drammatico, mi ha dato l’opportunità di fare chiarezza e di liberarmi dai dogmi uno a uno, come gli strati di una cipolla, per ritrovare finalmente dentro di me creatività, fiducia e libertà. Perché se quello che fai ti chiude entro rigidi confini, minando il tuo diritto a un’autonoma espressione di te stesso, significa che non ti renderà mai veramente libero. Ogni percorso spirituale o yogico mira alla liberazione totale dell’essere umano, attraverso strumenti che tracciano sì un sentiero, ma non erigono muraglie.

Sento molti insegnanti senior (e purtroppo anche nuovi) parlare della questione o del futuro del Kundalini Yoga continuando a riferirsi a ciò che YB ha detto, alle sole tecniche date da lui (quando non si fa del tutto finta di nulla). Io credo che se non si esce dall’autoreferenzialità, beh, attuare un reale processo di riforma e liberazione diventa impossibile. E’ come quando cerchiamo di meditare ma la mente è piena di pensieri, e le diciamo di stare zitta… ma è sempre la mente che dice a se stessa di non pensare.

Da qualche tempo ho perciò iniziato a modificare i kriya e a comporne di nuovi seguendo la mia intuizione ed esperienza, non solo nel Kundalini Yoga ma nei vari percorsi yogici e meditativi esplorati negli ultimi dieci anni. E ho riscoperto la gioia di praticare e di insegnare questa disciplina, perché finalmente ho la possibilità di seguire ciò che sento e adattare la pratica a me o ai miei studenti nel modo che ritengo migliore, con gradualità e morbidezza, mantenendo l’efficacia di quello che io chiamo semplicemente Kundalini Yoga.

Ebbene sì, creare sequenze è normale per tutti gli insegnanti di yoga tranne che per quelli di kundalini, a cui non è dato imparare la struttura o il funzionamento di un kriya durante il teacher training.

Mi auguro che il Kundalini Yoga possa liberarsi da superstizione, residui religiosi, leggende sulle sue origini e iniziare un processo di verità e liberazione.

Ad esempio, abbandonando subito l’idea che sia “miracoloso” – se qualcosa accade, è perché la nostra anima ha riconosciuto se stessa. Oppure il divieto di apporre modifiche e di creare nuovi kriya, in nome di una purezza che di fatto non esiste, poiché gli insegnamenti sono frutto di rielaborazione e non ci sono stati trasmessi dall’antichità così come sono, anzi, hanno origine da varie tradizioni – e trovo come minimo svilente il fatto che noi insegnanti non possiamo “essere in grado” di fare altrettanto, secondo YB in primis e i dirigenti di associazioni quali KRI, IKYTA, ecc. poi. Naturalmente gli interessi per difendere il copyright sono alti, quindi di cosa mi stupisco?

Mi rendo conto che questo cambiamento interno non avverrà attraverso gli insegnanti “esperti”, perché scardinare 20 o 30 anni o più di credenze non è facile, significa mettere in discussione metà della propria vita e l’immagine che in tanti anni ci si è costruiti.

Come per molte altre cose, il cambiamento è nelle mani dei giovani – il che non significa inesperti, perché i giovani di oggi hanno formazioni in diversi campi e non si limitano quasi mai a un’unica prospettiva, sono più curiosi di esplorare nuove e diverse strade, più ricettivi e veloci rispetto a una o due generazioni fa. Non tutti e non sempre, ovviamente, ma il cambiamento parte sempre da pochi.

Il punto è che non troveremo nessuno a indicarci la verità o la strada da intraprendere. In questo mare, possiamo navigare ascoltando solamente la nostra coscienza e riconoscendo il nostro faro interiore. Allora facciamolo, tutti insieme, con coraggio.

Namasté

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